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La 17enne azzurra vince in Svezia e conquista l'oro con la misura di 6,58.

Larissa Iapichino è figlia di Fiona May che vinse l'oro nel 1987 a Birmingham con la maglia della Gran Bretagna nella stessa manifestazione.
Tutta in crescita la gara di Larissa, doppia figlia d'arte (il papà è l'ex astista Gianni), che inizia con 5,93 sotto la pioggia. Poi 6,37, 6,33, 6,51, 6,58 e il 6,53 finale.

«Non ci credo, è stato pazzesco» ha detto un'emozionatissima Larissa Iapichino. «Fino all'ultimo salto è stata una gara con i brividi. È come uno choc, sono riuscita a fare 6,58 e a vincere il titolo. In tribuna c'erano tutti i miei compagni, mia mamma Fiona, mio papà Gianni e mia sorella Anastasia, ed è stato bellissimo».

Voce rotta e commozione anche per la mamma, Fiona May: «E' una gioia indescrivibile, la stessa gioia che provai quando vinsi a Birmingham oltre trent'anni fa. Mi ha fatto commuovere e sono molto fiera di lei».

La tappa polignanese del Red Bull Cliff Diving, l'ormai tradizionale gara di tuffi dalla scogliera di Lama Monachile. L'atleta italiano, Alessandro De Rose, si è fermato infatti a un passo dal podio dopo la sessione pomeridiana: quarta posizione con il punteggio di 358,20.

A vincere l'unica tappa italiana della competizione internazionale è l'inglese Gary Hunt, seguito dall'americano Andy Jones e dal ceco Michail Navratil.
Per la categoria femminile, invece, sul podio sono salite Rhiannan Iffland (Australia), Maria Paula Quinto Torres (Colombia) e Yana Nestsiarava (Bulgaria). Nessuna rappresentante del tricolore italiano in questa categoria.

Per aggiudicarsi le medaglia, ognuno degli atleti doveva tuffarsi dalla piattaforma posizionata a 27 metri d'altezza (20 per la categoria femminile) sugli scogli a picco del borgo che ha dato i natali a Domenico Modugno. Migliaia i curiosi e gli appassionati ammassatisi sul ponte ai lati della scogliera per godersi i tuffi acrobatici degli atleti.

Archiviata la tappa polignanese, ora per i tuffatori è già tempo di pensare alla quarta tappa del torneo, in programma il 22 giugno a Sao Miguel, in Portogallo.

 

Per Carapaz è il terzo successo al Giro d‘Italia, il secondo in questa edizione dopo quello di Frascati.

In 4’02’23” si è lasciato a 1’32” Simon Yates e a 1’54” il gruppetto guidato da Vincenzo Nibali.

Una delle tappe più dure di questa edizione, con soli 14 km pianeggianti su 131, e 5 Gp della montagna (due di prima categoria) nei 131 km da Saint Vincent a Courmayeur.
Sul San Carlo l’attacco di Vincenzo Nibali, a cui Roglic ha risposto con Miguel Angel Lopez, Landa e Carapaz. Alla fine l’attacco decisivo è stato quello di Richard Carapaz a 2 km e mezzo dalla vetta del San Carlo.

L’ecuadoriano ha resistito in discesa e ha poi aumentato il vantaggio nell’ultima ascesa a Courmayeur, chiudendo con un vantaggio che gli ha consentito di conquistare la maglia rosa.

CLASSIFICA AGGIORNATA

1. Richard Carapaz 58h35’34”

2. Primoz Roglic a 7”

3. Vincenzo Nibali a 1’47”

4. Rafal Majka a 2’10”

5. Mikel Landa a 2’50”

6. Bauke Mollema a 2’58”

7. Jan Polanc a 3’29”

8. Pavel Sivakov a 4’55”

9. Simon Yates a 5’28”

10. Miguel Angel Lopez a 5’30”

Il prete più famoso della tv percorre il tratto finale del tragitto, suscitando stupore nel pubblico presente.

 L'attore Terence Hill nei panni di Don Matteo ha tagliato il traguardo della quarta tappa del Giro d'Italia "Orbetello-Frascati". In sella alla sua iconica bicicletta e fra lo stupore del pubblico presente Don Matteo ha percorso il tratto finale del tracciato di gara salutando gli appassionati del Giro.
"Mi sto allenando per le salite e le discese di Spoleto - ha raccontato Don Matteo ai cronisti presenti per la diretta dell'evento sportivo - ci vediamo a gennaio!".

Terence Hill, per la dodicesima volta, vestirà i panni del parroco più popolare d'Italia, insieme a Nino Frassica, nel ruolo del Maresciallo Cecchini, e a Maria Chiara Giannetta che, per il secondo anno consecutivo, interpreta il capitano dei Carabinieri Anna Olivieri.

La squadra orogranata ha sconfitto in gara-7 di finale scudetto la Dinamo Sassari per 87-61.

Trascinata da un incontenibile Michael Bramos, la Reyer ha sempre condotto costruendo lo strappo decisivo dopo l’intervallo lungo: il 30-17 nel terzo tempino ha indirizzato una partita che, come accaduto già nel match decisivo della semifinale contro Cremona, Venezia non ha mai dato l’impressione di poter perdere.

Finisce quindi male l’avventura di Sassari, che sotto la guida di Gianmarco Pozzecco era parsa a lungo imbattibile durante i playoff, annientando prima Brindisi e poi Milano con due secchi 3-0.
Ma la difesa degli uomini di coach Walter De Raffaele – secondo scudetto per lui in Laguna dopo quello del 2016/17 , qualcuno inizierà a considerarlo un allenatore molto bravo, ora? – è riuscita nella partita decisiva a tenere a bocca asciutta l’attacco dei sardi. Così, dopo essere arrivata terza in regular season, chiusa non al meglio, Venezia ha saputo ritrovarsi nel momento decisivo della stagione – nonostante la stanchezza per aver giocato 17 partite in 33 giorni – conquistando il quarto titolo italiano della sua storia.

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